“Posso farcela da solo”

Stavo percorrendo il sottopasso della stazione dei treni di Mestre quando notai un basso signore di una certa età, in compagnia della moglie e di una grossa valigia su rotelle.

Era ai piedi della scala che porta ai binari e ne osservava la cima, come a valutare bene lo sforzo, prima di accingersi a compierlo.

Pochi passi e gli fui accanto: “Posso aiutarla a portare su la valigia?”

Sollevò un po’ la testa per guardarmi dritto negli occhi. Poi, forse offeso dal fatto che fosse così evidente la sua perplessità di fronte alla scala, disse, perentorio: “Posso farcela da solo”.

Siamo tutti fatti così: vogliamo sentirci “up”, vogliamo pensare che possiamo farcela da soli, che siamo indipendenti, autosufficienti. Disposti ad aiutare, ma più difficilmente disposti ad ammettere di avere bisogno di aiuto…

“Ne sono sicuro!” risposi con un sorriso, “ma così mi fa sentire utile”.

Da circospetto, il suo sguardo mi parve diventare furbo, poi divertito.

Con la mano fece un gesto verso la valigia, come si fa quando si vuole invitare una persona ad accomodarsi, poi mi seguì su per le scale, porgendo il braccio alla sua signora.

Arrivati sopra, mi tese la mano, e io, posata la valigia, gliela strinsi, come si fa tra uomini che si rispettano.
“Grazie!”

E io scommetterei che la riconoscenza non era solo per l’aver risolto il problema delle scale, ma anche per il riguardo che avevo dimostrato alla persona.
“Fate buon viaggio!” risposi.

Allontanandomi pensavo: “Bella mossa, hai rimodellato la situazione come se non fossi tu a fare un favore al signore, ma fosse lui a farlo te, facendoti sentire utile… ma come t’è venuta in mente quella risposta, così su due piedi?”

Ripensai a quella stretta di mano, e mi sentii bene.
In fin dei conti, avevo detto solo la verità.

(pubblicato per la prima volta su Facebook, il 19/11/2012)

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